Barbie è esattamente il film che non ti aspetti.
E proprio per questo funziona.
Greta Gerwig prende un’icona pop globale e la smonta pezzo per pezzo, costruendo un racconto che è allo stesso tempo satira, commedia e riflessione identitaria. Il mondo perfetto di Barbieland è solo la superficie: sotto, c’è una storia che parla di crisi, crescita e contraddizioni.
Il film gioca continuamente su due livelli.
Da una parte il colore, l’ironia, l’estetica giocattolo.
Dall’altra un discorso sorprendentemente lucido sul ruolo delle donne, sulle aspettative sociali e sul concetto stesso di perfezione.
Margot Robbie è perfetta nel ruolo — non perché sia “Barbie”, ma perché riesce a incrinarla.
Ryan Gosling, invece, ruba la scena con un Ken tragicomico che diventa uno dei personaggi più riusciti del film.
Gerwig mantiene sempre un equilibrio delicato: non cade mai nel moralismo, ma nemmeno si limita alla superficie pop. Il risultato è un film che intrattiene e allo stesso tempo lascia qualcosa.
Barbie è cinema pop nel senso migliore: accessibile, intelligente, stratificato.
Verdetto
Una commedia brillante che usa il pop per parlare di identità e libertà.
Voto: 3.5/5